Libera (una storia ) – Augusto Lorca

C’è forse bisogno di altra carta (macchiata d’olio)
che parli piano,
gema quando deve
pianga forte, rida lieve?

Scomodo un ricordo fatto di cucine
di una matita incastrata
Smuovo un elefante, cammina solo
passeggia leggero e ritorna a me.

C’era un’aria diversa
non lo so raccontare
anni, fiori, mani e pelle
Un letto ed altri ingredienti
facili da trovare.

Nella tua stanza arricciavi i pensieri
e mi pensavi,
tagliando come una spada righe, strade, mare
senza mai arrivare.

Storia di un abisso umano e tiepido,
danzante dentro e fuori,
lesto invasore, così bravo
a correr via, come la piega su un pantalone.

Forse no, non ce la si fa
ad imbrattare carta,
a raccontare questa storia
che come polvere vola,
libera.

Vorrei dedicarti l’Arte

Vorrei dedicarti l’Arte,
parlartene piano.

Vorrei scorrere i tuoi capelli
come strade infinite
senza capolinea.

Vorrei farti un dono
e portarti sotto la pioggia
di un fosco lunedì di Aprile
a comprare la Luna al mercato.

Vorrei innaffiare di vino ed altre storie
le lunghe giornate
tutte uguali
che tagliano e scoprono le ferite.

Vorrei farmi da parte
e lasciare campo alla strada;
che la Verde Primavera
prevalga sul grigio.

Vorrei dedicarti l’Arte,
parlartene piano,
donarti i colmi forzieri che
faticosamente ho riempito d’oro
e spezie, e sete, e Tempo, e sangue
ed ancora tramonti e soli, scarpe e fagotti,
cibo rovente e risvegli verdi in un continente fertile
che ci appartiene.

Vorrei dedicarti l’Arte,
parlartene piano,
ma son così stanco, amore mio.

Per stringere la vita c’è sempre tempo,
per viverla un solo momento.

L’amore si capisce meglio
dopo un pianto.