Good morning, heartache

Io ti ho rivisto,
ho rivisto il tuo vestito carta da zucchero
così bello e sinuoso
con te dentro.

Io ti ho rivisto
e lo voglio confessare
come se fosse un crimine.

Un atto di coraggio, di strizza,
un’illusione ad una sola faccia,
un’alba riportata indietro a ripetizione finché
non ci si stanca e ci si nausea
e ci si affligge e ci si tortura con essa
e ancora e oltre e molto di più e
fino alla fine e ancora
altri
cinque minuti.

“Pop!”

Nell’immoto turbinio dei “senza” dei “dopo”
al quale si aggiunge goffa la saggezza dei “prima”
gattono nel mondo, guardo dentro, mi inebrio e mi sospendo
per un po’.

Di ritorno al focolare -ormai spento- ritrovo l’ingombrante presenza
di un ospite restio a lasciarmi il letto.
Dopo tanti giorni volati via
forse rimane per dispetto
o grazie ad un filo di magia.

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