Un orecchino

C’è un orecchino sul comodino
lasciato a riflettere un raggio di luce
che sezione la stanza con geometrica asettica allegria.


E’ un residuo della notte passata,
di un incontro soave, inatteso,
di un armistizio interiore.
Abbiamo ballato un’ubriaca polka di mezzanotte,
zoppi e fradici, estatici come due commilitoni
a fine servizio.


Ora ricordo,
tu mi hai stretto e mi hai detto: “Guardami negli occhi, non so niente, eppure suppongo di sapere”.
Erano forse le due o le tre.
Ho un intruglio amaro nel giacchino che fa al caso tuo, ti dissi.
Fai attenzione,
ti tingerà i capelli di nero carbone, ti spoglierà nuda, ti massaggerà le sinapsi, rinascerai sporca e viva.
Di sicuro erano passate le quattro.


Ora è mattina e forse
vorrai scappare in fretta a spasso per la città
usando la tua fronte come esca per altri cervelli.


Ma ora che dormi e sospiri proprio qui
vivo la libertà di sorprendermi in piena adorazione
di una scintilla ribelle in un mare di pelle.