Arido

Entriamo in citta’ come nomadi, come zingari; i capelli sporchi, le vesti consunte. Sotto le unghie polvere e grasso, nei capelli il sudore della giornata spesa in groppa alla sella. Nella polvere scartiamo i nostri fardelli, nella polvere li leghiamo. Al calar della notte alziamo i nostri calici ad un Dio sconsacrato, veneriamo la meccanica bagnandola di sangue e vino rosso, copriamo di insulti un cielo inclemente. Incidiamo sul muro storpi oroscopi di un avvenire sincopato e floscio.