io vi vedo e

io vi conosco, io so chi siete, io vi guardo negli occhi e vedo fino in fondo e oltre e oltre e ancora e non mi dò pace.

nella vostra piccola stanza azzurra piegate e ripiegate lo stesso maglione milioni di volte e vi chiedete perchè ancora non avete imparato come farlo per benino.
e non vi date pace.
ma io vi vedo, vi guardo, vi studio e mi rivedo in voi.
cerco di tirare somme impossibili che sgusciano via dalle mie mani per come è fatta la materia della questione: essa è viscida, molle e quando sembra di essere riusciti ad arrivare alla conclusione è proprio quando la stessa questione si capovolge e ci mostra l’errore, l’incongruenza che fa saltare tutto.
io vi studio, vi vedo e mi stanco, mi struggo e mi strappo i capelli perchè quest’umanità non va da nessuna parte e scorro le dita sul pianoforte e ci sono moltissimi La senza nessun Do e i Do si domandano che cappero ci stanno a fare su questo pianoforte scordato dimenticato e abbandonato. E’ forse perchè debbano sprofondare capire interpretare struggersi rimediare piangere distruggere risorgere? rimediare? ricucire? è forse per questo? una stella cadente non può fingere di non cadere. e la ragion ci sfugge, resta l’atto, resta la bellezza e il fatto di non comprendere la parabola degli eventi non leva significato all’evento stesso.