Sapessi

Sapessi, sapessi quanto sono stanco
quando la sera torno a casa, sul collettivo
stracolmo di umanità impoverita.

Guardo le occhiaie di una donna seduta,
lei fissa il vuoto nella disperata luce arancio
che plana all’interno del vagoncino.

Sapessi quanto poco guardo il cielo,
sapessi da quanto non conto le stelle
provando almeno ad immaginarmelo, un futuro.

Se sapessi che la vita continua e non finisce
farei spallucce e tirerei dritto.
Ma tutto questo dura quanto un collant, basta una disattenzione
e -là- ecco una smagliatura, un graffio.

Sai, ho imparato a nuotare in questo stagno beige,
mi affogo e riemergo con destrezza, mi scuoto
per levare i cumuli di fango dalla pelle.

Faccio il pesce in barile; ma a furia di raschiare il fondo
si finisce per assomigliarcisi. I confini sono ora confusi e
l’identità, smarrita.

Se sapessi forse mi capiresti, mentre rimiro pianeti che
trovano l’asse da molto tempo smarrito, la via.

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Prints by Alexander Aksinin Title: Paul Eluard

Un orecchino

C’è un orecchino sul comodino
lasciato a riflettere un raggio di luce
che sezione la stanza con geometrica asettica allegria.


E’ un residuo della notte passata,
di un incontro soave, inatteso,
di un armistizio interiore.
Abbiamo ballato un’ubriaca polka di mezzanotte,
zoppi e fradici, estatici come due commilitoni
a fine servizio.


Ora ricordo,
tu mi hai stretto e mi hai detto: “Guardami negli occhi, non so niente, eppure suppongo di sapere”.
Erano forse le due o le tre.
Ho un intruglio amaro nel giacchino che fa al caso tuo, ti dissi.
Fai attenzione,
ti tingerà i capelli di nero carbone, ti spoglierà nuda, ti massaggerà le sinapsi, rinascerai sporca e viva.
Di sicuro erano passate le quattro.


Ora è mattina e forse
vorrai scappare in fretta a spasso per la città
usando la tua fronte come esca per altri cervelli.


Ma ora che dormi e sospiri proprio qui
vivo la libertà di sorprendermi in piena adorazione
di una scintilla ribelle in un mare di pelle.

Red

Danza,

danza,

danza!

Danza per me prima che le ultime parole

abbandonino questo arso lido.

Sciogli i sandali e mostrami

quei segni che porti alle caviglie.

Racconta (e non a me);

racconta l’infinito avvenire riversato sul passato

di cento e altre cento e ancora cento storie.

Rotondamente inutile, conturbantemente stuzzicante;

incanta, ipnotizza, disegna l’arco immaginario.